Il bed and breakfast La finestra sul cortile consiglia, per chi vuole vedere il cuore di Forlì:, l'abbazia  di San Mercuriale.  

 

L’abbazia rappresenta il monumento forlivese più significativo, assieme al campanile e alle pregevoli opere conservate al suo interno. Dell'antica basilica si hanno memorie fin dal IV secolo, quando era intitolata a S.Stefano. Distrutta da un violento incendio nel 1173, la nuova basilica fu riedificata nel 1181 in stile romanico lombardo.
Passò poi nel 1482 ai Vallombrosiani, arricchendosi di interessanti presenze. Al 1505 appartiene l'abside attuale, costruito dopo che la volta del presbiterio era crollata distruggendo la cripta sottostante. A Cristoforo Bezzi furono commissionati due capitelli laterali, oggi non più riconoscibili e, nella navata sinistra, si aprì la cappella Ferri con l'arcata marmorea di Giacomo Bianchi (1536) e le decorazioni in cotto di Bernardino Guiritti.

Sull'altare venne posta l'Immacolata di Marco Palmezzano di questo importante pittore forlivese la chiesa conserva altre due opere. Nel 1646 venne rimaneggiata la facciata, con l'atterramento delle due cappelle sporgenti ai lati del portale e unite da una loggia.
Al loro posto vennero aperte due porte d'ingresso, mentre la facciata veniva ridisegnata su forme vagamente barocche, allargata alle estremità fino a saldarla al campanile. Sul sagrato veniva poi realizzata una scalinata. I terremoti che si succedettero dal 1653 in poi lesionarono gravemente le strutture dell'edificio, rendendo necessari nuovi restauri.
Nel1786 l'abate Bruno Gnocchi dispose che l'interno fosse rimodernato in stile neoclassico e che sulla facciata fossero aperte due nuove finestre e un lunettone. Nel 1794 i monaci eliminarono la scalinata del sagrato, che chiudevano con fittoni e catene. Nel 1921, in occasione del sesto centenario della morte di Dante Alighieri, un frettoloso restauro condusse alla demolizione delle prime due cappelle della navata destra.

Nell'occasione venne alla luce, sulla parete del campanile, un frammento d'affresco cinquecentesco raffigurante "Il battesimo di Gesù", oggi completamente dilavato dalle intemperie. Si intervenne anche pesantemente sulla facciata, chiudendo le porte laterali e sostituendo il lunettone centrale con un rosone. Fu ripristinata la scalinata e venne atterrata anche la prima cappella a sinistra, sostituita da un ingresso secondario verso Largo de Calboli. Il bombardamento del 24 agosto del 1944 danneggiò seriamente le strutture portanti della chiesa: la gravità e l'estensione dei danni indussero il Genio Civile a ordinare la demolizione delle volte posticce della navata centrale, realizzate con latterizio in foglia alla fine del Settecento

Nel 1956 si decise di apportare una radicale opera di consolidamento, privilegiando le originali forme trecentesche. Questa decisione portò al sacrificio di sette cappelle laterali, al restauro del pavimento originario in mosaico veneziano e al ripristino delle basi dei pilastri, i cui capitelli ottagonali in cotto furono ricostruiti sulla base di frammenti recuperati. Nella lunetta sopra il portale, recentemente restaurata da Ottorino Nonfarmale, si trova l'opera scultorea più prezionsa di tutta l'abbazia, costituita da un pregevole rilievo gotico del Duecento, attribuita da Cesare Gnudi al Maestro dei mesi di Ferrara (allievo di Benedetto Antelami), rappresentante l'Adorazione dei re Magi.

Altro elemento di pregio è costituito dal coronamento della parte centrale della facciata, con archetti in mattoni sorretti da colonnine in pietra.

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